Biodiversità fungina nelle foreste temperate: cosa la minaccia?

Biodiversità fungina nelle foreste temperate: cosa la minaccia?

Nel cuore delle foreste temperate, sotto la lettiera di foglie, tra le radici degli alberi e nel legno in decomposizione, si nasconde un regno di vita con una biodiversità straordinaria e ancora largamente inesplorato: il regno dei funghi. Questi organismi, che da millenni affascinano l'uomo per le loro forme, i loro sapori e talvolta la loro pericolosità, rappresentano una componente fondamentale della biodiversità globale. La loro presenza e diversità sono indicatori cruciali della salute degli ecosistemi forestali, eppure sono tra i più vulnerabili ai cambiamenti in atto sul nostro pianeta.

 

Questo articolo, pensato per appassionati di micologia, botanici, micocoltori e raccoglitori, si propone di sviscerare il concetto di biodiversità applicato ai funghi, di esplorare la ricchezza del patrimonio fungino italiano e di analizzare in profondità le minacce che mettono a rischio questo tesoro nascosto, supportando ogni affermazione con dati scientifici, ricerche aggiornate e statistiche dettagliate.

 

Biodiversità: capire un concetto chiave per il micologo

Prima di immergerci nel mondo sotterraneo delle ife e dei miceli, è fondamentale definire con precisione il concetto di "biodiversità". Questo termine, spesso usato ma altrettanto spesso frainteso, rappresenta la lente attraverso cui possiamo comprendere l'importanza dei funghi e la gravità delle minacce che li riguardano. La biodiversità non è un semplice inventario di specie, ma un sistema complesso e dinamico di relazioni che sostiene la vita sulla Terra.

 

Che cosa si intende per biodiversità? Definizioni e approcci scientifici

Il termine "biodiversità", contrazione di "diversità biologica", è stato coniato negli anni '80 dal biologo Walter G. Rosen. La definizione più accreditata a livello internazionale è quella fornita dalla Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) delle Nazioni Unite, che la descrive come: "la variabilità tra gli organismi viventi di tutte le fonti, inclusi, tra gli altri, gli ecosistemi terrestri, marini e altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò comprende la diversità all'interno delle specie, tra le specie e degli ecosistemi". Per il micologo, questo si traduce nello studio della straordinaria varietà di funghi esistenti (dai macrofunghi visibili a occhio nudo ai microscopici lieviti e muffe), delle differenze genetiche tra individui della stessa specie (che possono influenzare la resistenza alle malattie o la capacità di formare simbiosi) e dei molteplici ruoli che essi svolgono nei diversi ambienti forestali, dalla simbiosi micorrizica alla decomposizione del legno.

 

Quando parliamo di biodiversità funghi, ci riferiamo quindi non solo al numero di specie presenti in un dato habitat (ricchezza specifica), ma anche all'abbondanza relativa di ciascuna specie (equitabilità), alla loro distribuzione spaziale e alla complessa rete di interazioni che li lega alle piante, agli animali, ai microrganismi e all'ambiente fisico. Un bosco può ospitare centinaia di specie fungine, ma se poche di esse dominano la comunità a discapito di altre più rare, la biodiversità, intesa come equilibrio e varietà, è compromessa.

 

I tre pilastri della biodiversità: genetica, di specie, di ecosistema

La scienza classifica la biodiversità in tre livelli fondamentali, interdipendenti ma concettualmente distinti. Per un appassionato di funghi, comprendere questi tre livelli è essenziale per apprezzare appieno la complessità del regno fungino.

 

Tipo di biodiversitàDefinizione applicata al mondo dei funghiEsempio concreto in una foresta temperataImportanza ecologica e micologica
Biodiversità geneticaLa varietà di geni all'interno di una popolazione o di una specie di fungo. Comprende le differenze nel DNA che determinano caratteristiche come la forma del carpoforo, la tolleranza alla siccità, la capacità di degradare specifici composti del legno o la produzione di determinati metaboliti (es. tossine, antibiotici).Diverse popolazioni di Boletus edulis (
Porcino)
in Europa presentano variazioni genetiche che le rendono più o meno adatte a simbiontizzare con diverse specie di quercia o faggio, o a resistere a patogeni specifici.
È il fondamento dell'adattamento e dell'evoluzione. Una elevata diversità genetica permette alle specie fungine di resistere a cambiamenti ambientali, malattie e stress. Per i micocoltori, è cruciale per selezionare ceppi produttivi e resistenti.
Biodiversità di specieIl numero e la varietà di specie fungine presenti in un dato habitat. È la misura più intuitiva e comunemente usata, sebbene si stima che solo il 5-10% delle specie di funghi sia stato descritto scientificamente.In una faggeta appenninica matura si possono contare, in una singola stagione, oltre 200 specie di macrofunghi diverse, appartenenti a generi come Amanita, Russula, Lactarius, Cortinarius, oltre a innumerevoli microscopici ascomiceti e funghi del legno.Ogni specie svolge un ruolo ecologico unico (nicchia ecologica). La perdita di una specie può interrompere processi vitali come il ciclo dei nutrienti, la formazione del suolo o la salute degli alberi. Per il raccoglitore, significa una maggiore varietà e stabilità delle produzioni spontanee.
Biodiversità di ecosistemaLa varietà di ambienti, comunità biologiche e processi ecologici in cui i funghi sono coinvolti. Comprende la diversità degli habitat forestali (es. radure, lettiere, legno morto in piedi o a terra, rizosfera) e delle relazioni trofiche.Il confronto tra una pineta di pino nero, una lecceta mediterranea e una abetina alpina evidenzia come ogni tipo di foresta temperata ospiti comunità fungine distinte, adattate a condizioni climatiche, tipi di suolo e specie arboree differenti.Garantisce la resilienza dell'intero paesaggio forestale. Ecosistemi diversificati assorbono meglio gli shock (incendi, tempeste, siccità). Per il botanico, la presenza di specifici funghi simbionti (micorrize) è spesso indice della salute e della maturità di un ecosistema forestale.

Per spiegare la biodiversità ai bambini in relazione ai funghi, potremmo usare una metafora come quella dell'orchestra: la foresta è come un'orchestra che suona una sinfonia. I funghi sono alcuni degli strumenti (violini, flauti, percussioni). La biodiversità genetica è come avere violini di diverse dimensioni e timbri, la biodiversità di specie è avere molti tipi di strumenti diversi, la biodiversità dell'ecosistema è come avere diverse orchestre (da camera, sinfonica) che suonano in sale diverse. Se perdiamo alcuni strumenti o alcune orchestre, la musica diventa più povera e meno bella, e l'intera sinfonia della foresta si indebolisce.

 

 

La biodiversità italiana: un hotspot per il regno dei funghi

L'Italia, per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, la sua varietà di climi e la sua complessa storia geologica e vegetazionale, rappresenta uno degli scrigni più preziosi di biodiversità in Italia, e questo vale in modo particolare per il regno dei funghi. La penisola ospita una ricchezza fungina che poche altre regioni d'Europa possono eguagliare, frutto di millenni di evoluzione in ecosistemi diversificati e spesso isolati.

 

Le foreste temperate italiane, che vanno dalle faggete appenniniche alle abetine alpine, dalle cerrete alle pinete litoranee, costituiscono l'habitat primario per una miriade di specie fungine. Stime recenti suggeriscono che in Italia siano presenti tra le 7.000 e le 10.000 specie di macrofunghi, di cui circa 2.000 considerate commestibili e un centinaio tossiche o velenose. Tuttavia, queste cifre sono probabilmente sottostimate, dato che nuove specie vengono scoperte regolarmente, specialmente tra i funghi microscopici e quelli ipogei (tartufi).

 

Uno studio fondamentale per comprendere la biodiversità italiana fungina è il progetto "Checklist dei Funghi Italiani" coordinato dalla Società Botanica Italiana, che mira a catalogare tutte le specie presenti sul territorio nazionale. I dati preliminari evidenziano come alcune famiglie, come le Russulaceae e le Boletaceae, mostrino una diversità particolarmente elevata nella penisola, con numerose specie endemiche o a distribuzione mediterranea.

 

Stima della ricchezza di specie fungine in diversi biomi forestali italiani (dati aggregati da varie fonti)
Tipo di foresta temperata in ItaliaSpecie di macrofunghi stimatePercentuale di specie endemiche o a distribuzione ristrettaPrincipali gruppi fungini caratteristiciStato di conservazione (tendenza)
Faggete appenniniche e alpine800 - 1.2008-12%Amanita, Cortinarius, Russula, Lactarius, Boletus (simboli: Boletus edulis, Amanita caesarea)Vulnerabile (in calo per le specie legate a boschi maturi)
Querceti termofili (cerrete, leccete)600 - 90010-15%Boletus, Amanita, Lepiota, funghi terricoli xerofili (simbolo: Boletus aereus)In pericolo (forte pressione antropica e frammentazione)
Pecetaie e abetine alpine500 - 7505-8%Suillus, Rozites, Cortinarius, funghi lignicoli di conifere (simbolo: Tricholoma matsutake in alcune zone)Relativamente stabile (ma minacciata dai cambiamenti climatici in alta quota)
Foreste miste mesofile (castagneti, boschi di carpino)700 - 1.0006-10%Cantharellus, Hydnum, funghi simbionti generalisti (simbolo: Cantharellus cibarius)In declino (per malattie specifiche come il mal dell'inchiostro del castagno)

La biodiversità marina, sebbene apparentemente distante dal nostro discorso, offre un parallelismo interessante. Come i fondali del Mediterraneo ospitano una varietà di organismi straordinaria ma fragile, così il "suolo forestale", con il suo intricato network di ife (la "wood wide web"), è un ecosistema ricchissimo e delicato. I processi di simbiosi, competizione e decomposizione che avvengono nel suolo hanno complessità paragonabili a quelli di una barriera corallina. Per approfondire le connessioni tra la biodiversità in tutti i suoi aspetti, un riferimento è il portale dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che fornisce dati e rapporti dettagliati sullo stato della biodiversità in Italia.

 

 

Le foreste temperate: un santuario per la biodiversità fungina

Le foreste temperate, che cingono l'emisfero boreale tra le regioni subtropicali e quelle boreali, sono tra gli ecosistemi terrestri più ricchi di vita fungina. In Europa, queste foreste, dominate da faggi, querce, abeti e pini, offrono una combinazione unica di condizioni climatiche, abbondante materia organica e una straordinaria varietà di piante ospiti, creando il substrato ideale per l'evoluzione di una miriade di funghi. In questo capitolo esploreremo il ruolo ecologico dei funghi e la loro distribuzione in questi ambienti.

 

Ruoli ecologici dei funghi: molto più che semplici decompositori

Comunemente i funghi sono associati al processo di decomposizione, e infatti svolgono un ruolo insostituibile nel riciclo della materia organica. I funghi saprotrofi, come quelli del genere Armillaria o Pleurotus, secernono potenti enzimi in grado di degradare la lignina e la cellulosa del legno, restituendo al suolo elementi come carbonio, azoto e fosforo. Senza di loro, le foreste sarebbero sommerse dal legno morto e il ciclo dei nutrienti si arresterebbe.

 

Tuttavia, limitare i funghi a questo ruolo sarebbe un grave errore. La maggior parte delle piante forestali (circa il 90%) vive in simbiosi con funghi micorrizici. Questa associazione mutualistica, in cui le ife fungine avvolgono o penetrano le radici delle piante, è uno dei pilastri della vita sulla terra. Il fungo fornisce alla pianta acqua e nutrienti minerali (soprattutto fosforo e azoto) assorbiti dal suolo con maggiore efficienza, mentre la pianta ricambia fornendo zuccheri prodotti attraverso la fotosintesi. Questo scambio permette agli alberi di crescere in suoli poveri, di resistere meglio alla siccità e ai patogeni radicali. Specie come il Tartufo nero (Tuber melanosporum) o il Porcino (Boletus edulis) sono il frutto visibile di queste complesse simbiosi sotterranee che coinvolgono decine di metri di ife per ogni centimetro di radice.

 

Un terzo ruolo, spesso sottovalutato, è quello dei funghi parassiti. Specie come Heterobasidion annosum (agente del marciume del legno delle conifere) o Cryphonectria parasitica (cancro della corteccia del castagno) possono causare gravi danni economici e modificare la struttura del bosco. Tuttamente, dal punto di vista della biodiversità ed evoluzione, anche questi funghi hanno un'importante funzione ecologica: agiscono come agenti di selezione naturale, eliminando gli individui più deboli o malati, contribuendo al riciclo del legno e creando nicchie per altri organismi (cavità negli alberi che diventano rifugio per uccelli e insetti).

 

Distribuzione e fattori che influenzano la diversità fungina

La distribuzione dei funghi in una foresta non è casuale. Segue gradienti precisi dettati da fattori biotici e abiotici. Comprendere questi modelli è essenziale per qualsiasi studio sulla conservazione.

 

Fattori che influenzano la distribuzione e la ricchezza delle specie fungine in una foresta temperata
FattoreMeccanismo di influenzaImpatto sulla biodiversità funginaEsempio di ricerca/ dato
Specie arborea dominanteMolti funghi micorrizici sono specifici o preferenziali verso una o poche specie di piante ospiti. La composizione del bosco determina quindi la "lista degli invitati" fungini.Un bosco misto (es. faggio-abete) ospiterà una comunità fungina più ricca e diversificata di una monocultura (es. pino nero pura).Uno studio su foreste svizzere ha rilevato che le faggete pure ospitano in media 120 specie di funghi micorrizici, mentre le foreste miste faggio-abete ne ospitano oltre 180.
Età e struttura del boscoI boschi maturi, con alberi di diverse età, presenza di legno morto in piedi (snag) e a terra, offrono una gamma più ampia di microhabitat e risorse.La biodiversità fungina aumenta con l'età del bosco, raggiungendo il picco in foreste vetuste o poco disturbate.Ricerca italiana sul Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: le faggete vetuste (>150 anni) presentano il 40% in più di specie di funghi lignicoli (del legno) rispetto a boschi di 50-80 anni.
Caratteristiche del suolo (pH, tessitura, sostanza organica)Il pH del suolo influenza la disponibilità di nutrienti e la tossicità di alcuni elementi. La tessitura (argilla, limo, sabbia) influisce sulla ritenzione idrica e sulla porosità, condizionando la crescita delle ife.Comunità fungine diverse sono associate a suoli acidi o basici, sabbiosi o argillosi. La diversità è generalmente più alta in suoli ben areati e ricchi di humus.Il genere Russula è spesso associato a suoli acidi, mentre molti Agaricus preferiscono suoli basici ricchi di humus. La presenza di Tuber magnatum (tartufo bianco) è legata a suoli calcarei, ben drenati e con specifiche caratteristiche fisico-chimiche.
Clima locale (precipitazioni, temperatura)L'attività fungina è fortemente dipendente da umidità e temperatura. La formazione dei carpofori è un evento fenologico preciso, spesso innescato da piogge seguite da periodi miti.Anni particolarmente secchi o piovosi possono drasticamente ridurre la fruttificazione di molte specie, influenzando la riproduzione e la dispersione delle spore.Monitoraggi pluriennali in Piemonte mostrano che la produzione di carpofori di Boletus edulis cala del 60-80% in annate con deficit idrico estivo superiore al 30% rispetto alla media.

Per un approfondimento sulle tecniche di monitoraggio della biodiversità fungina e sui dataset disponibili, un sito di riferimento è quello della Associazione Micologica Italiana (AMI), che promuove la ricerca e la divulgazione scientifica in questo campo.

 

Le principali minacce alla biodiversità fungina nelle foreste temperate

Nonostante la loro apparente resilienza, le comunità fungine delle foreste temperate sono sottoposte a una pressione senza precedenti, derivante dall'azione combinata di diversi fattori di stress di origine antropica. Queste minacce agiscono spesso in sinergia, amplificando i loro effetti negativi e portando a un declino silenzioso ma preoccupante della diversità fungina. Analizziamo in dettaglio ciascuna di queste minacce, supportando l'analisi con dati concreti.

 

Frammentazione e perdita di habitat forestali

La conversione delle foreste in terreni agricoli, urbani o infrastrutturali è la minaccia più diretta. Tuttavia, anche quando la foresta non viene completamente eliminata, la sua frammentazione in piccoli appezzamenti isolati da strade, campi o insediamenti ha effetti devastanti sulla biodiversità fungina, in particolare sulle specie specializzate e con scarsa capacità di dispersione.

 

I funghi micorrizici, che dipendono dalle radici degli alberi ospiti, sono tra i più colpiti dalla frammentazione. Le ife fungine formano reti sotterranee che collegano più piante, permettendo lo scambio di nutrienti e informazioni. La rottura di queste reti, causata dal taglio di alberi o dalla creazione di viali, isola le popolazioni fungine, riduce il pool genetico e impedisce il ricolonizzazione di aree disboscate. Le specie che producono spore di grandi dimensioni o che fruttificano raramente (come molti funghi ipogei, i tartufi) faticano a raggiungere nuovi habitat idonei.

 

Impatto della frammentazione forestale sulle comunità fungine (sintesi di studi europei)
Parametro della frammentazioneEffetto sulle specie fungine generaliste (es. alcuni decompositori)Effetto sulle specie fungine specialiste (es. micorrizici legati a boschi maturi)Dati di un caso di studio (Foresta Planiziale Padana, Italia)
Riduzione della superficie del boscoLimitato. Alcune specie saprotrofe possono persino aumentare grazie all'abbondanza di legno morto nei margini.Drastico. La ricchezza di specie micorriziche cala in modo esponenziale al diminuire dell'area boschiva.In boschi residui < 10 ettari, la ricchezza di specie micorriziche è il 30% di quella riscontrata in aree forestali > 100 ettari.
Aumento del "bordo foresta" (edge effect)Introduzione di specie opportuniste, spesso non native, che prosperano nei margini più caldi e secchi.Scomparsa delle specie degli interni forestali, sensibili all'aumento di temperatura, alla diminuzione dell'umidità e all'invasione di specie vegetali competitive.Fino a 50 metri dal bordo, l'umidità del suolo cala del 25% e la temperatura aumenta di 2-3°C. Le comunità fungine diventano simili a quelle dei prati, perdendo le specie forestali tipiche.
Isolamento dei frammenti (distanza da altri boschi)Moderato. Le spore di molti decompositori sono trasportate dal vento su lunghe distanze.Molto forte. La dispersione di spore di molti micorrizici è limitata (trasporto da insetti o piccoli mammiferi). L'isolamento impedisce il ricambio genetico e la ricolonizzazione dopo eventi distruttivi.Frammenti isolati > 500 metri da altre foreste mostrano un tasso di estinzione locale di specie micorriziche del 5% annuo, soprattutto dopo estati siccitose.

 

Cambiamenti climatici: calore, siccità ed eventi estremi

Il riscaldamento globale sta alterando i regimi climatici delle foreste temperate con una rapidità che supera la capacità di adattamento di molte specie fungine. L'aumento delle temperature, la maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore e della siccità estiva, e l'alterazione dei cicli delle precipitazioni stanno modificando profondamente le comunità fungine.

 

Gli effetti sono complessi e diversificati. Alcuni studi suggeriscono che il riscaldamento potrebbe inizialmente aumentare l'attività di decomposizione in alcune regioni, rilasciando più CO2 dal suolo. Tuttavia, prolungati periodi di siccità inibiscono l'attività delle ife, che hanno bisogno di un film d'acqua per crescere e trasportare nutrienti. Le simbiosi micorriziche, in particolare, sono molto sensibili allo stress idrico. Un albero sotto stress idrico riduce l'apporto di zuccheri al fungo simbionte, indebolendo l'intera associazione. Questo rende sia l'albero che il fungo più vulnerabili a patogeni e parassiti.

 

Inoltre, il cambiamento climatico sta spostando gli areali di distribuzione di molte specie. Specie termofile (amanti del caldo) stanno salendo di quota o di latitudine, invadendo aree prima occupate da specie di climi più freschi. Questo può portare a una "tropicalizzazione" delle comunità fungine mediterranee, con la scomparsa locale di specie alpine o appenniniche sensibili. Un esempio emblematico è quello dei funghi legati al faggio (Fagus sylvatica), un albero che soffre molto le estati calde e secche. Modelli previsionali indicano che, entro la fine del secolo, vaste aree dell'Appennino centro-meridionale potrebbero diventare inadatte al faggio, e con esso scomparirebbero decine di specie fungine a esso strettamente associate.

 

Un'ulteriore minaccia è rappresentata dall'aumento della frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi, come tempeste di vento che abbattono interi versanti boschivi, o piogge torrenziali che causano erosione del suolo. Questi eventi distruggono fisicamente l'habitat fungino, asportando lo strato di humus e seppellendo il micelio sotto detriti.

 

Per seguire le ricerche più aggiornate sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità italiana, compresa quella fungina, è fondamentale consultare il sito del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che produce modelli e scenari di grande dettaglio per il nostro paese.

 

Inquinamento atmosferico e deposizioni azotate

Le foreste temperate, specialmente in Europa, sono sottoposte da decenni a un carico eccessivo di composti azotati (ammoniaca, ossidi di azoto) derivanti dall'agricoltura intensiva, dagli allevamenti e dalla combustione di fossili. Questi composti, depositati al suolo attraverso le piogge (deposizioni umide) o direttamente (deposizioni secche), agiscono come un fertilizzante incontrollato che altera profondamente la chimica del suolo e gli equilibri biologici.

L'azoto è un nutriente essenziale, ma in eccesso provoca una serie di effetti a cascata negativi per la biodiversità fungina:

 

  • Squilibrio nella competizione: i funghi saprotrofi, che decompongono la lettiera, sono generalmente più efficienti nell'assorbire l'azoto disponibile rispetto ai funghi micorrizici. L'eccesso di azoto favorisce quindi i decompositori, accelerando la decomposizione della lettiera e impoverendo il suolo di carbonio organico. Questo danneggia i funghi micorrizici, che vedono ridursi il loro vantaggio competitivo (fornire azoto alla pianta) in un ambiente dove l'azoto è già abbondante.
  • Acidificazione del suolo: alcune forme di deposizione azotata contribuiscono all'acidificazione del suolo. Mentre alcune specie fungine sono acidofile, molte altre, specialmente quelle che formano ectomicorrize con alberi di alto fusto, sono sensibili a forti cali del pH. L'acidificazione mobilita anche metalli tossici come l'alluminio, che può danneggiare le ife fungine.
  • Cambiamento nella composizione delle comunità: studi a lungo termine, come quelli condotti nel programma ICP Forests in Europa, mostrano chiaramente che i carichi elevati di azoto portano a una semplificazione delle comunità fungine. Scompaiono specie sensibili e specializzate (soprattutto dei generi Cortinarius e Russula), mentre poche specie generaliste e tolleranti all'azoto diventano dominanti. Si osserva un calo della ricchezza specifica e una perdita di funzionalità ecologica.

 

Effetti delle deposizioni azotate su parametri fungini in foreste temperate europee (dati medi)
Carico di azoto (kg N/ha/anno)Biomassa miceliare totale nel suoloRicchezza di specie di funghi ectomicorriziciRapporto funghi micorrizici / funghi saprotrofiProduzione di corpi fruttiferi (carpofori)
Basso (< 10)AltaAlta (> 40 specie per sito)Alto (> 3:1)Normale / Alta
Moderato (10 - 20)Stabile o lieve caloCalo moderato (25-35 specie)In calo (2:1)Calo del 20-30%
Alto (> 20 - soglia critica per molti ecosistemi)Calo significativoCalo drastico (< 15 specie)Basso (< 1:1, dominano i saprotrofi)Calo del 50-80%

 

Pratiche forestali non sostenibili e raccolta intensiva

La gestione forestale ha un impatto diretto e immediato sulle comunità fungine. Pratiche come il taglio raso, l'eliminazione sistematica del legno morto, la semplificazione delle foreste in monocolture e l'uso di macchinari pesanti che compattano il suolo rappresentano minacce significative.

Il legno morto, in tutte le sue forme (tronchi a terra, ceppaie, alberi morti in piedi), è un habitat cruciale per circa il 25-30% di tutte le specie fungine forestali. Funghi lignicoli come le famiglie delle Polyporaceae e delle Hymenochaetaceae sono specializzati nella decomposizione di legno in diversi stadi di degradazione. La loro diversità è un indicatore chiave della naturalità di una foresta. La "pulizia" del bosco a fini produttivi o per ridurre il rischio d'incendi elimina questo substrato vitale, portando all'estinzione locale di numerose specie, molte delle quali sono già rare o minacciate.

Anche la raccolta dei funghi epigei, attività amatissima e radicata nella cultura italiana, può diventare una minaccia se condotta in modo non regolamentato e intensivo. Mentre la raccolta dei corpi fruttiferi (carpofori) in sé, se fatta correttamente (tagliando il gambo e non strappando), non danneggia il micelio sotterraneo perenne, una pressione eccessiva può avere conseguenze negative:

 

  • Riduzione della dispersione delle spore: i carpofori sono gli organi di riproduzione. La raccolta massiccia prima che le spore vengano rilasciate riduce il potenziale di riproduzione sessuata e di colonizzazione di nuovi siti.
  • Disturbo meccanico del suolo: il calpestio intensivo e ripetuto, specialmente con attrezzi come rastrelli che rivoltano la lettiera, compatta il suolo, danneggia il micelio superficiale e distrugge l'humus.
  • Impatto sulle popolazioni animali: molti funghi (tartufi, funghi con volva) dipendono da animali (invertebrati, mammiferi) per la dispersione delle spore. Una raccolta eccessiva priva queste specie di una fonte alimentare cruciale, interrompendo il ciclo di dispersione.

 

È importante notare che una raccolta rispettosa, regolata da permessi, limiti giornalieri e periodi di divieto (come previsto in molte regioni italiane) è generalmente compatibile con la conservazione. Il problema sorge con la raccolta commerciale indiscriminata e di frodo, spesso legata a mercati paralleli.

 

 

Strategie di conservazione e futuro della biodiversità fungina

Di fronte a questo quadro di minacce complesse e interconnesse, è urgente sviluppare e implementare strategie di conservazione efficaci per la biodiversità fungina. Queste strategie devono passare dalla consapevolezza che i funghi non sono semplici componenti accessorie dell'ecosistema forestale, ma architetti fondamentali della sua struttura e funzionalità. La loro conservazione è inscindibile da quella delle foreste stesse.

 

Monitoraggio, ricerca e citizen science

Il primo passo per proteggere è conoscere. La carenza di dati di base sulla distribuzione, ecologia e stato delle popolazioni della maggior parte delle specie fungine è un enorme ostacolo alla conservazione. È necessario potenziare:

 

  • Programmi di monitoraggio a lungo termine: reti di siti permanenti in foreste rappresentative, dove vengano regolarmente campionate e identificate le comunità fungine (tramite metodi molecolari e morfologici) e monitorati i parametri ambientali. Programmi come il già citato ICP Forests vanno estesi e rafforzati.
  • Ricerca applicata: studi sull'impatto specifico delle diverse pratiche forestali, sulla resilienza delle specie ai cambiamenti climatici, sulla funzionalità delle reti miceliari. La ricerca dovrebbe anche esplorare il potenziale dei funghi nella biorimediazione dei suoli inquinati o nel sequestro del carbonio.
  • Citizen Science: i cercatori di funghi e gli appassionati di micologia costituiscono una risorsa preziosissima. Progetti come la compilazione di checklist regionali tramite app dedicate (es. iNaturalist, specifiche app micologiche) permettono di raccogliere un enorme quantità di dati sulla distribuzione e sulla fenologia della fruttificazione. È fondamentale formare i cittadini a una raccolta dati corretta (fotografie di qualità, annotazione precisa del luogo e dell'habitat) e a un'etica di rispetto assoluto per le specie rare e gli habitat sensibili.

 

Gestione forestale sostenibile e conservazione attiva

Le pratiche di gestione forestale devono evolvere per integrare esplicitamente la conservazione della biodiversità fungina. I principi cardine sono:

 

  • Mantenere e aumentare la quantità e varietà di legno morto: lasciare in bosco una percentuale significativa di alberi morti, in piedi e a terra, di diverse dimensioni e specie. Creare "isole" o corridoi di legno morto per favorire la dispersione delle specie lignicole.
  • Promuovere boschi misti, strutturati e maturi: preferire tagli selettivi a tagli rasi. Conservare e favorire la rinnovazione naturale di diverse specie arboree, anche quelle non di interesse commerciale ma importanti per la diversità fungina (es. pioppi, salici, sorbi). Proteggere e gestire attivamente le foreste vetuste, veri e propri santuari della biodiversità.
  • Limitare il disturbo del suolo: utilizzare tecniche di esbosco a basso impatto (es. cavallini in aree delicate), definire percorsi fissi per la meccanizzazione e evitare il compattamento in aree particolarmente ricche di specie.
  • Creare reti ecologiche: collegare i frammenti forestali residui attraverso corridoi ecologici (siepi, boschetti lineari, fasce tampone lungo i corsi d'acqua) per permettere la dispersione delle spore e il ricambio genetico delle popolazioni fungine.

Per chi vuole approfondire le linee guida per una gestione forestale che tenga conto della biodiversità, compresa quella fungina, un riferimento eccellente è il manuale pubblicato da Pro Silva Italia, associazione che promuove una selvicoltura prossima alla natura.

 

Divulgazione, educazione e normativa

La protezione della biodiversità fungina richiede un cambiamento culturale. È necessario:

  • Includere i funghi nei programmi di educazione ambientale: far conoscere ai bambini e ai ragazzi l'importanza dei funghi oltre l'aspetto culinario, spiegando loro la biodiversità in modo semplice e coinvolgente.
  • Sensibilizzare i raccoglitori: promuovere corsi di micologia e campagne di informazione sul rispetto delle norme, sulla raccolta sostenibile, sul riconoscimento e la tutela delle specie rare o protette (molte regioni hanno liste rosse dei funghi).
  • Rafforzare la normativa: è necessario che la legislazione nazionale e regionale riconosca esplicitamente i funghi come componente della biodiversità da tutelare. Le Liste Rosse dei funghi minacciati dovrebbero avere valore vincolante nella pianificazione territoriale. Va inoltre contrastato con più efficacia il commercio illegale di funghi raccolti in violazione delle norme.

 

 

Tutela della biodiversità: una necessità fondamentale

 

La tutela della biodiversità fungina nelle foreste temperate non è una questione di mera conservazione biologica, ma una necessità ecologica fondamentale per la salute degli ecosistemi forestali e, di riflesso, per il nostro pianeta. I funghi, con le loro intricate reti miceliari, non sono semplici abitanti del sottobosco, ma veri e propri architetti e regolatori dell'ambiente forestale, garanti del ciclo dei nutrienti, della resilienza degli alberi e della complessità del suolo.

Le minacce analizzate – dalla frammentazione degli habitat ai cambiamenti climatici, dall'inquinamento azotato alle pratiche di gestione insostenibili – agiscono in sinergia, richiedendo una risposta altrettanto integrata e consapevole. Spetta alla comunità scientifica, ai gestori forestali, ai legislatori, ma anche a ogni singolo appassionato, raccoglitore o semplice amante della natura, il compito di farsi custode di questo patrimonio invisibile ma vitale. Promuovere la ricerca, adottare pratiche di gestione forestale prossime alla natura, regolamentare la raccolta in modo sostenibile e, soprattutto, diffondere la conoscenza sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per invertire la tendenza.

Solo riconoscendo il valore intrinseco ed ecologico di ogni specie fungina, dal più umile decompositore al più ricercato Porcino, potremo garantire che le foreste temperate continuino a risuonare della loro silenziosa, ma potentissima, sinfonia di vita.

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